Racconti Gay Gratis

LouLou :: Il Mio Apprendistato

:: Storia Non Inventata ::

----====----====----====----====----====----====----

Ho scoperto l'omosessualità in maniera precoce, progressiva e dolce. 
Ho cominciato giovanissimo ad amare la biancheria femminile e a voler portarla. 
Ero in una famiglia di donne, ho passato la mia infanzia a vedere il bucato steso: vestiti, lenzuola, certo, ma anche e soprattutto reggiseni, mutandine, reggicalze (eravamo ancora negli anni Sessanta...), guaine e altro ancora.....Ero affascinato da questo universo femminile. 
Credo di aver avuto per la prima volta voglia di provare la biancheria intima delle mie sorelle o di mia madre verso i dodici o tredici anni. Non mi ricordo più esattamente della prima volta, ma mi sembra fosse al mare. Erano costumi da bagno, provati di nascosto in una cabina.
Mi ricordo solo il piacere provato, la morbidezza sul mio corpo. Il reggiseno era ovviamente l'indumento preferito, perché sanciva la femminilità. E mi ricordo anche che una delle prime voglie è stata quella di farmi vedere da un amico. Strana cosa, poiché non sono esibizionista e non mi sono mai mostrato in pubblico vestito da donna (lo faccio solo in privato, con gli uomini cui piace). Ma ne avevo voglia. Allora ho scelto un amico. Lo trovavo il più carino di un gruppo di ragazzi che frequentavo. Non ero ben cosciente di quel che poteva essere la sessualità, ma lo trovavo veramente carino e mi è venuto spontaneo di fare a lui la mia proposta. L'ho chiamato, l'ho convinto a lasciare un attimo gli amici, l'ho portato alla cabina: «Cosa vuoi?», mi dice un po' irritato. «Dovresti vedere come mi sta bene questo costume», gli dico indicando un bikini che doveva appartenere a un'amica delle mie sorelle. Ho avuto sfortuna: «Mi hai chiamato per questo? Me ne frego», è stata la sua risposta. Ci sono rimasto male. Ma il piccolo test è almeno servito a mettermi sulla mia strada. 
Dimenticato l'amico, sapevo però una cosa: mi piaceva portare la biancheria intima femminile. Era già qualcosa. Ho cominciato a provarla spesso, a casa, di nascosto, la maggior parte delle volte chiuso in bagno.

Si arriva così ai miei 14 anni. Bisognava andare al di là di qualche prova di mutandine, reggiseni e il resto. A scuola ero in una classe di ragazzi. Molti dovevano essere precoci o quanto meno molto “lavorati” dalla loro sessualità nascente. Spesso, alcuni di loro carezzavano il sedere ai compagni di classe e bisognava ribellarsi, perché ovviamente i veri maschi non si lasciavano carezzare il sedere, altrimenti si faceva la figura del finocchio. 
Le prime volte, dunque, non mi sono lasciato fare. Un giorno, invece, il ragazzo seduto accanto a me ha cominciato a carezzarmi il didietro: mi piaceva molto e l'ho lasciato fare. La cosa si è saputa subito, perché ho sentito qualcuno dire: «Quel finocchio (cioè io) si lasciava carezzare il culo e gli piaceva». Per farla breve, una trentina di ragazzi conoscevano la mia inclinazione.
Fra loro c'era A. Abitavamo a venti metri di distanza e spesso facevamo i compiti insieme, a casa mia, dove c'era spesso qualcuno, o a casa sua, dove non c'era nessuno fino alle sette di sera. A. doveva sapere, come gli altri, che mi ero lasciato carezzare il sedere e non ha esitato a mettermi le mani sul didietro quando eravamo insieme, soli, per “studiare”. Le prime volte, ancora una volta, mi sono rivoltato, un po' per il timore che hanno tutti gli adolescenti al momento del difficile passaggio verso una sessualità compiuta e un po' per una sorta di reticenza femminea (il “buonsenso comune” dice che le donne, la prima volta, dicono sempre no...). Il timore, in ogni caso, doveva contare più di ogni altra cosa: sapevo solo vagamente dove portasse tutto ciò.
La mia ritrosia, però, non è durata a lungo. Dopo qualche giorno (si andava verso la primavera), A. aveva pienamente diritto di carezzarmi il sedere e non se ne privava. Tentava perfino di forzarmi ad accarezzare il suo sesso, probabilmente eretto sotto i pantaloni, ma anche in questo caso ho cominciato rifiutando. Bisognava avanzare a piccoli passi. A., in fondo, sembrava d'accordo, anche se tutto ciò avveniva senza che scambiassimo una parola o quasi: anche per lui, più giovane di me di qualche mese, si trattava di una scoperta assoluta. Malgrado i tentennamenti, eravamo in cammino e lo scopo finale era fissato, anche se non ne eravamo del tutto coscienti. Ci voleva, tuttavia, ancora una tappa intermedia. A. non si accontentava più di accarezzarmi il sedere: si metteva dietro di me per strusciare il suo sesso duro contro il mio didietro. Tenevamo i pantaloni, ma io ero bagnato e credo lo fosse anche lui. I preliminari stavano per finire.

Un giorno, eravamo a casa mia, nella mia piccola camera. Avevamo ricominciato a toccarci. A un certo punto, ero steso bocconi sul letto, A. era sopra di me, strusciava il suo sesso contro il mio sedere. 
Fino ad allora, A. aveva sempre preso l'iniziativa. 
Quel giorno, per il passo finale e decisivo, fu io a prendere l'iniziativa. Ero pronto, evidentemente, anche se non ne ero del tutto cosciente. Eravamo vestiti, A. si masturbava contro di me e d'improvviso gli ho detto: «Alzati un momento». Mi ricordo di essermi girato verso di lui, che si era staccato da me e si era messo in piedi, e ho il vago ricordo di un'espressione di sorpresa sul suo volto. Forse non era sorpresa. Forse era un'espressione interrogativa, come se non sapesse, non capisse o non volesse credere a quel che stavo per fare. Ho sbottonato i miei pantaloni, li ho abbassati e mi sono ridisteso sul bordo del letto, con il sedere inarcato verso di lui. A. era ancora in piedi dietro di me. L'ho sentito sbottonare i suoi pantaloni. Ha tirato fuori il suo sesso, ha abbassato il mio slip sulle cosce, si è sdraiato su di me e mi ha penetrato. Mi ricordo una sensazione meravigliosa. Ho goduto quasi subito. Mi ha fatto l'amore e ha goduto in me.

Eravamo così diventati dei veri amanti. I giorni seguenti c'è stato di nuovo qualche tira e molla. A. voleva che prendessi il suo sesso in bocca, ma non ero d'accordo o, meglio, non ero pronto, tanto più che ignoravo l'esistenza stessa del sesso orale. La cosa è durata solo qualche giorno, poi la mia reticenza è scomparsa: un pomeriggio, mi sono inginocchiato vicino a lui, gli ho sbottonato i pantaloni, ho tirato fuori il suo sesso. L'ho succhiato. Mi ha goduto in bocca. Il suo sperma era un po' acido, ma l'ho ingoiato. Del resto, non mi sarebbe neanche venuto in mente di sputarlo.

Il nostro rapporto era diventato completo. Lui era l'uomo attivo, io il passivo. A ciascun il suo ruolo. Io ero la “femmina”. Mi restava solo da femminilizzarmi ancor più. Continuavo da solo a mettere la biancheria che trovavo in casa e una volta entrato nella sessualità adulta decisi di unire le due cose. Fu facile farlo. Presi rapidamente l'abitudine, quando andavo da lui, di mettere sotto gli abiti da ragazzo la biancheria intima “presa in prestito” a mia madre e alle mie sorelle. Non so se A. apprezzasse la cosa. Non diceva niente, tranne qualche rara eccezione. 
Una volta, portavo un reggicalze e delle calze a rete color carne (colore che non mi è mai piaciuto, ma quel giorno non avevo trovato di meglio) e dopo che ebbi tirato giù i pantaloni si limitò a dirmi: «Oh cara». Niente di più. 
A volte aveva qualche problema con le mie cose da donna. Mi ricordo un altro episodio, il giorno in cui misi una guaina nera di mia madre con calze nere. Al momento di prendermi cercava di tirar su la guaina (elastica e molto stretta), senza riuscirci. Dovetti aiutarlo: fui io a slacciare le giarrettiere perché potesse tirar su la guaina e penetrarmi. Era come se da solo non sapesse farlo.

A. è stato il mio (unico) amante per circa sei anni. Mi piaceva star con lui. 
Mi piaceva indossare l'intimo femminile, anche se non mi sono mai vestito integralmente ad donna con lui. Quando aveva una ragazza mi abbandonava un po' al mio destino, poi ritornava. 
Quando ha incontrato la donna destinata a dievntar sua moglie non ha più voluto venire a letto con me. Ma lo facevamo spesso. Abitava in una grande casa. Lo facevamo un po' dovunque. A volte cominciavamo in salotto, altre volte in una delle camere. Lo facevamo in piedi o a letto, lui il maschio, io la “femmina”. Non abbiamo mai fatto cose particolari. Aveva una bella erezione ed era lento a venire. Sesso orale e sodomia bastavano a entrambi e io godevo mentre lui mi limava. Era quasi sempre pronto a farlo. Io anche. Una volta l'abbiamo fatto in piedi nel retrobottega del negozio di famiglia. Per fortuna non arrivò nessun cliente.

Da anni non l'ho più incrociato, nemmeno per caso. Non so niente di lui. 
Credo che se lo incontrassi, non rifiuterei di passare ancora qualche momento di intimità con lui. Ma dovrebbe essere lui a spingermi sul divano, come aveva fatto allora. 
In ogni modo, non l'ho mai più cercato e ho un buon ricordo di lui: è stato il mio primo amante, ha preso la mia verginità, mi ha messo sulla strada, mi ha aiutato a capire che il mio destino sessuale è quello della passività. 
E' molto, moltissimo. E' stato veramente l'amante che ci voleva.

----====----====----====----====----====----====----

vera storia di LouLou

Sex Link